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Diritto di ripensamento: multe per i Gestori di telefonia

Sei a conoscenza dell’esistenza del diritto di ripensamento previsto nel Codice del Consumo?

Ne parliamo in questo articolo, sottolineando subito che c’è una sostanziale differenza con il recesso previsto nel Codice Civile.

 

 

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Hai deciso di recedere il contratto appena stipulato ma il Gestore fa orecchie da mercante? Vuoi esercitare il tuo diritto di ripensamento ma non sai come fare?

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Nel caso in cui tu volessi muoverti in autonomia, di seguito troverai il modulo di reclamo prestampato da scaricare e inviare al Gestore.

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  • ti forniremo tutte le informazioni di cui necessiti
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Cos’è il diritto di ripensamento e di recesso

Il recesso (codice civile) prevede la possibilità, riconosciuta ad una delle parti del contratto, di sciogliere unilateralmente il vincolo senza che sia necessario il consenso dell’altra parte.
A partire dal 13 Giugno 2014, il diritto di Recesso – in caso di contratti a distanza o conclusi fuori dai locali commerciali – viene disciplinato dai nuovi articoli 52 e seguenti del Codice del Consumo.
Tale diritto assume connotazioni diverse nella disciplina del Codice Civile e nel Codice del Consumo. In quest’ultimo costituisce uno degli strumenti più forti per la tutela del consumatore.

Il diritto di recesso nel Codice Civile

All’interno delle norme sui contratti in generale, l’articolo 1373 disciplina il diritto di recesso, attribuito ad una delle parti dalla legge o dal contratto stesso.
In particolare, sono previste due ipotesi:
• Se il contratto non è ancora stato eseguito, è possibile di recedere finché il contratto non abbia avuto un principio d’esecuzione
• Se l’esecuzione è già iniziata, il recesso è esercitabile ma non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso d’esecuzione.
La funzione del diritto di recesso può essere individuata, con riferimento ai contratti di durata, nella fissazione del termine finale del contratto stesso.
Diversamente, esso può costituire una sorta di mezzo di impugnazione del contratto. Questa è esercitabile in caso di inadempimento dell’altra parte ovvero di successiva emersione di vizi del contratto.

Il diritto di recesso nel Codice del Consumo

All’interno del “Codice del Consumo” (D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), rivisto a seguito del recepimento della Direttiva Europea n. 83 del 2011, il diritto di recesso del consumatore costituisce uno degli strumenti di protezione più significativi a disposizione del c.d. Contraente debole.
La possibilità di sciogliere il vincolo contrattuale è attribuita dalla legge o in funzione di “diritto al ripensamento”, inteso come bilanciamento di un’azione di vendita spesso commercialmente aggressiva.
Assume particolare rilevanza l’ipotesi di recesso esercitabile con riferimento ai contratti e alle proposte contrattuali a distanza (quali per esempio le vendite telefoniche), ovvero negoziati fuori dai locali commerciali in cui il professionista normalmente opera.

Termini previsti per il diritto di ripensamento

In questa ipotesi, il consumatore ha diritto di recedere senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine di 14 giorni lavorativi.
I giorni lavorativi si computano in modo differente:
• per i contratti negoziati fuori dai locali commerciali, rileva il momento in cui il consumatore ha ricevuto l’informazione riguardo alla facoltà di recesso, o, se successivo, il momento della consegna della merce
• per i contratti a distanza, occorre distinguere: per i beni, rileva la data di ricevimento della merce, per i servizi, la data di conclusione del contratto.
Nel caso in cui il professionista non abbia fornito le informazioni sul diritto di recesso, il termine è calcolato dal momento in cui il consumatore riceve tali notizie.
Qualora il professionista non abbia fornito al consumatore le informazioni necessarie per l’esercizio del recesso, o qualora tali informazioni siano incomplete o errate, il termine si allunga fino a 12 mesi e 14 giorni.
La decorrenza si calcola, per i beni – dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore – e per i servizi – dal giorno della conclusione del contratto.
Anche nel caso di contratti del consumatore, è possibile che la singola transazione preveda garanzie ulteriori per il consumatore rispetto a quanto stabilito dal Codice.

L’intervento dell’Autorità: € 9.000.000 di sanzione

Purtroppo, non tutti i Gestori hanno ben recepito la normativa sul recesso, tanto che  l’Agcom è stata costretta ad applicare una multa per le principali compagnie telefoniche (Telecom. Wind, Vodafone Fastweb e Tiscali) per un totale di 9.000.000 euro.

Gli operatori, scorrettamente, hanno avviato contratti di telefonia entro il termine di 14 giorni, cioè durante il periodo previsto per l’esercizio del diritto di ripensamento e senza espresso consenso degli utenti.

Il Codice del Consumo prevede, invece, che l’esecuzione del contratto durante i 14 giorni non sia nelle facoltà dei Gestori. La decisione, infatti, spetta unicamente all’utente che deve farne espressa ovviamente richiesta.

Verso tutte le cinque suddette compagnie sono state accertate violazioni del Codice del Consumo:

  • nelle informative dei siti web
  • nelle condizioni generali di contratto
  • riguardo ai costi praticati nel caso di esecuzione anticipata del contratto e di successivo recesso dell’utente.

Sono state accertate, inoltre, ulteriori condotte quali:

  • la non conformità per il teleselling, da parte di Tiscali
  • l’illiceità nel non far partire il termine per l’esercizio del diritto di ripensamento dalla data di proposta di conclusione del contratto, da parte di Wind e Fastweb.

Bene, al termine di questo articolo ti dovrebbe essere più chiaro cosa sia il diritto di ripensamento e come agire per tutelarti. Se ti è stato utile, quindi, lascia pure un commento.

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